Norman Reedus: Combattiamo per mantenere reale ‘The Walking Dead’

Photo by Frank Ockenfels 3/AMC

Daryl è il preferito dei fan fin dall’inizio. Che cosa di lui è connesso alla gente? 
E’ una combinazione di cose. Daryl era destinato a diventare un mini-Merle, così ha avuto una sorta di ergastolo all’interno di un ergastolo. Ha iniziato presto a dire che stava meglio da solo, ma penso che cercasse di trovare questo senso di autostima attraverso tutte queste altre persone. Si vede questo ragazzo aprirsi. Lo si vede evolversi in una nuova persona. Ci sono stati dei precedenti copioni in cui gli si faceva dire molte cose razziste e gli si faceva fare uso di droghe. Ho parlato con i produttori esecutivi al tempo e ho detto, “Non voglio prendere droghe. Non voglio dire niente di razzista. Voglio interpretarlo come qualcuno che è cresciuto con tutto questo attorno e che si vergogna di essere cresciuto così.” Sono stati così gentili da lasciarmelo fare.

La popolarità di Daryl ti ha reso meno preoccupato, rispetto agli altri membri del cast, sul fatto dell’essere ucciso? 
Oh, abbiamo tutti questa ghigliottina sopra le nostre teste. Io non voglio nemmeno pensarla così. Se la pensassi così, mi comporterei così. Sarei un cretino. E non è vero. Potrebbe accadere a chiunque e in qualsiasi momento.

Ci potrebbe essere una rivolta.
Mi piacciono le belle rivolte.

Lo show ha iniziato ad aprirvi nuove opportunità per i film?
Mi hanno appena offerto una grande opportunità con George Clooney. Ma si è arrivati a un certo punto, “Dovrei tagliarmi i capelli così tanto corti per questo ruolo?” Sono in uno show. Non posso tagliarmi tutti i capelli così, dal nulla. Questo è il mio lavoro a tempo pieno quindi non ho intenzione di fare nulla per comprometterlo. Ma ci sono alcuni progetti niente male in vista per me. Bisogna solo trovare il periodo giusto per farli. Ho un figlio che vive a New York e non voglio passare tutto il mio tempo lontano.

Quanti anni ha?
13.

Che cosa pensa dello show?
Per quanto riguarda la prima stagione, era un po’ nervoso sul fatto di guardarla. Aveva un po’ di paura. La seconda stagione, l’ha guardata attraverso le fessure tra le sue dita. Poi la terza stagione, sono andato a prenderlo dopo scuola, e aveva questo sorriso enorme sulla sua faccia. Alcuni dei ragazzi più grandi a scuola hanno detto, “Daryl Dixon è tuo padre?” E lui, “Sì.” E loro, “Noi amiamo alla follia Daryl Dixon!”

Ti divide vivendo tra New York e Atlanta, giusto?
In realtà, non vivo ad Atlanta. Mi sono spostato nella periferia della Georgia.

Per entrare davvero in contatto con il tuo Daryl interiore?
Beh, voglio dire, cosa c’è ad Atlanta? Mi piace Atlanta, ma c’è un centro commerciale e un Chick-fil-A. Per cosa ho bisogno di andare lì se vivo a Manhattan? Inoltre, vado a lavoro in moto, e la strada del sud qui è magica. Non voglio zigzagare attraverso il traffico di Atlanta. Preferisco andare sulle strade di campagna, tornando a casa.

E’ stata una cosa che hai aggiunto al personaggio? La moto? 
Beh, c’era una moto sul set quando sono arrivato. Non ci hanno mai veramente detto per chi era la moto. Ma alla fine, mi hanno detto, “Puoi guidarla?” Ed io, “Sì cazzo, posso guidarla!” E’interessante perché non ho mai avuto una conversazione con Frank Darabont su questo personaggio. Non abbiamo mai parlato di Daryl. Nemmeno una volta. In realtà ho incontrato Frank nell’ultimo episodio della prima stagione.

Non l’avresti mai incontrato?
No. Stavamo facendo esplodere il centro controllo malattie e lui è arrivato e mi ha stretto la mano. Ero tipo, “O mio dio, è Frank Darabont. Wow.” Lui ha fatto il pilot, in cui non c’ero. Poi lui improvvisamente non c’era. Avrebbe seguito lo show da L.A.

Glen Mazzara è stato più presente nel set? Scott Gimple lo è ora?
Glen era il numero due di Frank, e Scott era il numero due di Glen, quindi per noi non erano estranei. Ma Scott è diverso da Frank. Frank è molto, “Così è come lo voglio. Questo è il modo in cui lo faremo.” Scott è più tipo, “Questa è la storia che voglio raccontare.” Glen si trova in mezzo a loro due. Sono tutti davvero bravi in quello che fanno.

Avete avuto tre produttori esecutivi nel corso di quattro stagioni.  Dall’esterno, sembra che ci sia stato un bel po’ di subbuglio. Qual è stata la sensazione all’interno?
Ha fatto avvicinare il cast e la crew perché abbiamo combattuto per lo show. Combattiamo per mantenerlo reale, combattiamo per la storia, combattiamo l’uno per l’altro. Sappiamo che siamo fortunate a essere qui. E’ anche uno di quei rari lavori in cui giusto prima di fare una scena, facciamo le prove ed io vado da Andy [Lincoln] o Melissa [McBride] e chiedo, “Dovrei provare questo? Cosa ne pensi?” E loro mi danno una risposta sincera, volendo che il personaggio sia fantastico. Mi ricordo del mio primissimo lavoro, stavo facendo una scena in cui dovevo piangere, uccidermi, e l’altro attore stava letteralmente guardando oltre a me, mentre bisbigliava: “Posso avere un cappuccino?” Era la prima scena che giravo ed ero come “E’ così che funziona? E’ questo ciò che si dovrebbe fare? E’ una stronzata. Non credo abbia sentito una parola di quello che ho detto.”

Ti sei procurato gravi ferite sul set?
Sì. Sono stato dal medico diverse volte. Ho dovuto farmi mettere dei punti di sutura sulla fronte. E’ stato divertente perché il giorno in cui è successo, c’era sangue che colava sul mio viso, ma ero già coperto di sangue finto.  E’ arrivata l’ambulanza, mi hanno portato in ospedale, mi hanno dato i punti, mi hanno riportato qui e uno dei nostri autisti mi ha riportato a casa. Abbiamo lasciato il set, e siamo arrivati appena oltre la prima collina e c’era un tir ribaltato in un fosso, i pali telefonici abbattuti. Era appena accaduto e c’era una signora in strada che urlava, “Fermi! Credo abbia avuto un attacco di cuore! E’ intrappolato sotto le ruote.” Così quando il furgone su cui ero si stava fermando, sono saltato fuori, mi sono arrampicato sul camion, ho tirato fuori l’enorme camionista sudato dal camion e l’ho steso a terra. E poi ho iniziato, “Stai con me, amico, stai con me! Puoi sentirmi? Puoi sentirmi?” Poi è arrivata l’ambulanza, e l’operatore medico mi ha indicato mentre correva verso di noi, “Non ti ho appena portato in ospedale?” Ed io, “No, non sono io, è lui!” Forse è stato per via dell’adrenalina dovuta alle medicine, ma è stato tutto abbastanza folle.

Come pensi che ti abbia cambiato lo show, come attore? 
Mi ha cambiato in molti modi diversi. Mi ha fatto davvero apprezzare questa forma d’arte e questo lavoro. Ammetto di aver attraverso una fase come attore di questo genere, “Perché lo faccio? Cos’è questa merda?” Non era nei miei piani all’inizio. Ora apprezzo davvero il lavoro che faccio e il lavoro che fa chiunque altro.

Se recitare non era nei tuoi piani, cosa lo era?  
Forse fare semplicemente un po’ di arte e vivere in una casa Montauk con un gruppo di gatti. Giusto per condurre una tranquilla vita semplice che avesse dell’arte e i miei pochi buoni amici. Forse avere fortuna con una ragazza.

Pensi che a un certo punto vorrai tornare a tutto questo? 
Ho sempre fatto mostre. Ne ho appena fatta una a New York, dove ho presentato trenta foto di carcasse di animali della Georgia. Le ho vendute tutte. Tutto il ricavato è andato a Oxfam. C’è poi un libro di fotografia che uscirà in ottobre. Stiamo facendo degli show al riguardo. Ci sono tre cortometraggi che ho diretto, montato e girato che vendo in un sito. Faccio sempre cose come queste.

Ma Montauk e i gatti – sono ancora nei piani?
[Ride] Mai dire mai.

FONTE: Rolling Stone

© Traduzione a cura del Norman Reedus Italia

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Photographs by Norman Reedus, is a limited-edition collector’s volume. Through his penetrating imagery, Reedus takes us on what proves to be a hauntingly intimate journey through the dark and sublime.

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