Norman Reedus: ci vogliono delle grosse palle da elefante per essere un attore

(Picture: Stephen Lovekin/Getty Images)

L’attore Norman Reedus, quarantaquattro anni, interpreta Daryl Dixon nella serie sugli zombie The Walking Dead. Uno dei suoi hobby è fotografare carcasse di animali.

Volevi che il tuo personaggio avesse un cane quando hai iniziato (The Walking Dead). Perché? Sono un grande fan dei film di Mad Max. Lui aveva un cane e ho pensato che sarebbe stato bello averne uno. Hanno stroncato questa cosa perché quando hai un animale sul set, hai bisogno di averne due, come con i bambini. Ti assorbono molto tempo. 

Qual è la politica per quanto riguarda la zombificazione degli animali nello show? Robert Kirkman, che ha creato I fumetti e lo show, ha detto che non è un virus che attacca gli animali, solo gli umani, quindi non ci sono zombie animali. Se c’è qualcuno che lo sa, è lui.

Che tipo d’interesse c’è per gli zombie? E’ una metafora sul capitalismo? Ho sentito qualsiasi tipo di teoria. Ha più a che fare con i personaggi. Tutti sono infetti. Questa è la tua vita. Il tempo stringe – come nella vita reale – quindi che tipo di persona vuoi essere? Quali decisioni prenderai? Questo è il fascino dello show.

Hai mai avuto un’esperienza soprannaturale? Ho girato dei film in alcune location che sembravano stregate. Ne ho girato uno in una prigione di massima sicurezza in Russia. Parte del film era in un reparto psichiatrico – c’erano decisamente alcune inquietanti vibrazioni lì. Ed ho girato un film a Roosevelt Island, New York, qualche anno fa, dove ho strangolato Harvey Keitel, l’ho messo in un taxi e l’ho spinto nel fiume. Abbiamo girato vicino alle rovine di un ospedale che era stato usato per pazienti affetti da sifilide. Gli hanno portati via da Manhattan e messi in questa piccola isola – è stato piuttosto inquietante. Ma non ho mai visto un fantasma.

Perché sei diventato un attore? Ho seguito una ragazza che ho incontrato in Giappone fino a Los Angeles ed ho finito con il lavorare in un’officina per moto. Ho mollato il lavoro una sera e sono andato a una festa nelle colline di Hollywood e mi sono trovato a urlare a un gruppo di persone. Qualcuno mi ha visto urlare e mi ha chiesto di recitare a teatro. La prima sera, c’era un’agente in mezzo al pubblico che mi ha preso e mi ha trovato un lavoro. Ho presto fatto un film intitolato Floating che aveva una scena molto simile alla situazione nella vita reale. Vedeva me avere una conversazione con mio padre, che stava morendo. Mi toccava da vicino e mi ha fatto capire che recitare non era solo fare facce per le telecamere, ma era una vera forma d’arte. Quella scena mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto voler provarci duramente. Ci vogliono delle grosse palle da elefante per essere un attore, in primo luogo, perché ci sono molti rifiuti – quindi devi crederci.

Com’è stato lavorare con Guillermo del Toro? Mi ha dato il mio primo lavoro in un film intitolato Mimic e, più avanti, ho lavorato con lui in Blade 2. E’ un ragazzo così complicato, creativo ma si diverte così tanto. In Blade, c’erano così tanti soldi, tanti reparti, set immensi, ma lui era lì che se la spassava. Wesley Snipes faceva tutte le sue cose di arti marziali e Guillermo stava dietro ai monitori a tirare pugni in aria dicendo ‘pow, pow, pow’ – è stata una gioia vederlo divertirsi con tutto questo. Ha un atteggiamento contagioso.

Qual è stato il peggior lavoro che hai fatto? Quello all’officina non è stato proprio divertente. Un sacco di lavoro sporco – cambiare gomme e olio. Per quanto riguarda la recitazione, ho fatto un film agli inizi in cui dovevo scoppiare a piangere e fare una confessione. Mentre lo facevo, ho guardato l’attore in scena, che stava guardando oltre a dicendo: “Posso avere un cappuccino?’ Io ero come ‘E’ così che funziona? E’ questo ciò che si dovrebbe fare?’ Ero così nuovo in quell’ambiente, non ne sapevo molto. Ora penso: ‘Che idiota …’

Di cosa tratta il tuo libro di fotografia? Faccio sempre foto e viaggio con una macchina fotografica, e ho talmente tante foto che ho fatto un libro. Ho fatto una mostra fotografica a Times Square qualche mese fa – trenta foto di carcasse di animali che ho fatto in Georgia, dove giriamo lo show.

Qual è l’impatto visivo delle carcasse di animali? Vado nel set in moto e vedo molte carcasse di animali per strada. Delle persone mi hanno chiesto di scattare foto a quello che vedo ogni giorno. Penso che volessero un qualcosa che riguardasse il dietro le quinte di The Walking Dead ma non mi è permesso farlo, così ho fermato la moto e ho scattato delle foto alle carcasse degli animali. Anche nei cortometraggi che faccio ci sono molte immagini grottesche, che cerco di rendere più belle possibili. E’ diventato il mio genere. 

Quali sono le principali varietà di carcasse che vedi? Armadilli, procioni, opossum, cervi, conigli, gatti, cani, volpi – tutto ciò che si muove qui, che qualcuno ha investito con un camion. La galleria era tipo: ‘Ci sono gli acquirenti di Natale a New York, non vogliono vedere gatti con i bulbi oculari che spuntano fuori’ ed io: ‘Allora cancellate la mostra, perché ne ho molte di queste foto.’ E’ finito che le foto sono state subito vendute e il ricavato è andato a Oxfam, il che è una bella cosa.

FONTE: metro.co uk

© Traduzione a cura del Norman Reedus Italia

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Photographs by Norman Reedus, is a limited-edition collector’s volume. Through his penetrating imagery, Reedus takes us on what proves to be a hauntingly intimate journey through the dark and sublime.

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